Living

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Una donna a capo chino sembra cercare qualcosa
In un luogo senza tempo e senza spazio, dove gli ingranaggi del futuro si mescolano ai fossili del passato, lei sopravvive nel silenzio.
Ripete un rituale preciso, sospeso nel tempo, con lo sguardo rivolto verso terra, come per cercare spazio nell’incavo delle anche. I piedi affondano in questa ricerca appendendosi in continui cedimenti del corpo.
Sembra caduta in un buco, rinchiusa nell’intensità dell’istante.
In un luogo sospeso tra visioni che avanzano come in una continua fuga. Immagini nascoste dietro un confine, una porta, sul fondo di una piccola scatola, tra le pieghe di un sogno.
Ma poi qualcosa cambia
alza lo sguardo e
comincia a contare le stelle.

Living nasce da uno stato di solitudine e lontananza e dalla necessità di dare spazio ai luoghi intimi dell’essere. Indaga il tempo interno di un corpo in attesa, che abita una situazione di isolamento. E’ un salto dentro un buco, un piccolo spazio dentro/fuori la realtà. L’immagine è la persona. Il punto di ricerca è lo scandagliare il corpo e lo sgretolarsi di questa immagine. Sperimentare dentro un’immagine. Abitare una sensazione e osservare le gestualità che ne derivano. Il segno coreografico nasce da necessità del corpo. La sua trama si sviluppa attraverso l’accumulazione di azioni all’interno della quale l’improvvisazione è luogo privilegiato. I tempi cronologici scompaiono. Il ritmo della scena mostra un avanzare legato a uno spazio illusorio, che si svolge a prescindere da qualsiasi luogo reale.
Una figura sola (che può stare ovunque).
L’azione performativa è sospesa in un’orbita dalla quale traspare la fragile temporalità della natura umana e delle sue vicende. Rappresenta un modo di abitare il mondo attuale. È il tentativo di far sentire la lontananza un po’ meno lontana.

 

A woman with bowed head seems to seek something
In a place with no time and no space, where gears of the future mingle with fossils of the past,
she survives in silence.
She repeats a precise ritual, suspended in time. Her downward look is searching for a space in the hollow of her hips. Her feet are sinking, her body is in a continuous subsidence.
It seems she has fallen into a hole, and being locked in the intensity of the instant.
A place in which visions constantly escape. They are images hiding behind a border, behind a door, at the bottom of a small box, in the folds of a dream.
But suddenly something changes
She looks above and
she starts counting the stars.

 

Living stems from a sense of solitude and remoteness, from the need to express my most intimate self. It investigates the inner time of a waiting body, which lives apart. As if it was shaking off a feeling, that body makes gestures to shape time, to mark it and to extend it into a dreamlike dimension. Its obsessive coming back to the starting point becomes a metaphor of its inner conflict. A lonely figure shows itself how to become the vehicle of visions. This way, she transforms and crumbles the reality. Living is a metaphor for a place that could be everything and everywhere, suspended in an instant in which the fragility of human nature can gleam.
It’s a way of living the present world. It’s an attempt to make the distance less distant.

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Festival Urbanica
Ferrara, 2012

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FAT
Tuoro sul Trasimeno, 2012

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Aspettando il Festival
Ferrara, 2012

 

Sound: ILIAC
Thanks to Francesca Divano
Photo by Alessandro Passerini

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